Ogni anno in Italia muoiono per arresto cardiaco 60mila persone: 5mila al mese, 166 al giorno, 7 ogni ora. Un bollettino di guerra al quale la nuova legge che vuole portare i defibrillatori ovunque cerca di porre rimedio. La legge c’è, ma è necessario renderla operativa. In occasione della Giornata mondiale della rianimazione cardio-polmonare si chiede di fare presto con i decreti attuativi che consentiranno di rendere pienamente operante la legge 116/2021 che prevede la diffusione dei defibrillatori nei luoghi pubblici, di lavoro, nelle scuole e nei centri sportivi. Ovunque, per consentire il salvataggio di tante vite umane. «Farò in modo che le 32mila amministrazioni pubbliche italiane, centrali e periferiche, piccole e grandi, siano tutte dotate di defibrillatori. Di questo ne faccio un impegno. Se servono altre risorse, le troveremo insieme al sottosegretario Mulè», ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, in occasione della Giornata mondiale della rianimazione cardio-polmonare, in un videomessaggio diffuso durante il convegno. Brunetta ha raccontato le difficoltà nella chiusura del provvedimento per carenza di copertura. Coperture per le quali il ministro, su richiesta del deputato Giorgio Mulè, si è battuto: ha studiato il dossier e trovato la copertura. «É una legge di civiltà – ha detto Brunetta – una legge salvavita che colma il divario normativo con gli altri paesi europei e posiziona l’Italia fra le best practice internazionali in materia di tutela e salvaguardia della vita delle persone.